IL PREMIO LETTERARIO

 

PREMIO ELBA: QUARANT’ANNI DI PRIMATI CULTURALI

di Stefano Bramanti

Trentamila presenze, oltre 2000 libri esaminati, personaggi come Heinrich Böll ed Eugenio Montale "scoperti" all’Elba e premiati prima di ricevere il Nobel per la letteratura. Altri i nomi celebri tra i vincitori, tra cui Mario Luzi, Michel Tournier, Alberto Bevilacqua, Margarete Buber-Neumann. E poi spettacoli di qualità: Severino Gazzelloni e il suo flauto d’oro, Lucio Battisti cantautore eterno, Giorgio Albertazzi in recital, film dei fratelli Taviani in anteprima mondiale, Milly Carlucci regina delle conduttrici.
Un sintetico bilancio del progetto intellettuale, ed anche socio economico, che caratterizza il Premio letterario Elba, sbocciato nella prima cerimonia, con vincitore Alfonso Gatto, autore di "Carlo Magno nella grotta".
Era il 27 settembre 1962 e all’Hotel Darsena, nella città medicea, la Giuria letteraria e l’Ente di valorizzazione dell’isola (Eve), sponsor fedele, sapevano d’aver avviato un impegno non facile ma esaltante. Sarebbe diventato un fiore all’occhiello per il micro cosmo isolano.

Sono questi alcuni dati, sulle tante serate culturali regalate dall’iniziativa alle piazze elbane o vissute nelle chiese o al teatro napoleonico.
Una strategia vincente per la crescita di un’Elba decisa a conquistare l’Europa.
Oltre quello prettamente letterario, esisteva un "Premio giornalistico", presieduto dal noto Ettore Della Giovanna, quindi un "Premio per un saggio di carattere storico sull’Isola d’Elba".
Presidente della giuria, in questo caso, fu l’avvocato Mario Bigotti, e nella giuria era presente addirittura Giovanni Spadolini.
Ma durò solo per alcune edizioni quell’organizzazione e man mano rimase vivo solo il concorso letterario. Quale simbolo del premio, fu scelta una copia in argento dell’Offerente, una statuetta votiva etrusca, ritrovata all’isola nel 1764 e l’originale è custodito nel Museo di Napoli.
Fino al 1972 tutto filò liscio, con la Giuria diretta di solito da Geno Pampaloni, ma la crisi era dietro l’angolo: l’anno successivo i finanziamenti al Premio Elba svanirono. Uno stop lungo 11 anni oscurò le luci di questa ribalta culturale, che però risorse sulle proprie ceneri.
L’appuntamento annuale si celebrò nuovamente dal 1984 e fu creato un Comitato Promotore con alla guida Dario Gasperini, e a lui seguì Giancarlo Castelvecchi; intanto presidente della giuria fu nominato Alberto Brandani. E la nuova edizione del premio venne dedicata alla memoria di Raffaello Brignetti, affermato scrittore vincitore del Premio Strega, adottato dagli elbani per la sua lunga permanenza a Marciana Marina.
Dal 1991 un cambiamento: oltre la Giuria Letteraria fu attivata una giuria popolare.
"Si distingue, il Brignetti, per una netta autonomia rispetto al panorama nazionale e internazionale e non sta ai giochi di sapore politico".
"Non è banale come non lo è l’Elba", fece notare Pampaloni.
Ed è anche stato definito il più "ruspante" dei Concorsi.
La battuta è stata coniata da Barbiellini, quando, come in precedenti occasioni, non funzionava il microfono durante una delle cerimonie al Teatro napoleonico dei Vigilanti.
Un modo anche questo per distinguersi e far notare che "qui tutto è genuino e spontaneo, niente è calcolato anche un microfono può andare contro corrente". Parola di Antonio Bracali, manager del Comitato Promotore dal 2001.

"I QUARANT’ANNI"

di Rodolfo Doni
Il premio letterario "Isola d’Elba", come nel suo primo tempo soltanto si chiamava, ebbe fin da quel suo inizio, anzi dalla sua fondazione, alla quale, per quanto attiene la giuria, Pampaloni e io ci dedicammo, fu ispirato all’intento di indicare al pubblico dei lettori che già cominciava ad orientarsi, spinto dal consumismo, a letture pure di consumo, libri per contenuto e stile di elevata, anche se non di accademica, cultura: libri possibilmente ancorati all’attualità, come veniva specificato nel bando, che di questa però riflettessero valori assoluti con stile pur letterariamente elevato.. l’altra caratteristica che fin dal primo momento il premio volle avere e subito ebbe,
fu quella di un premio libero che portava qui, come partecipanti e vincitori, scrittori europei, alcuni poi addirittura insigniti col premio Nobel, come ad esempio Heinrich Böll col suo "Opinioni di un clown" o Eugenio Montale, che saliva claudicante, ricordo, al braccio del presidente di turno della giuria sul palco nella piazza di Porto Azzurro, e poi ascoltava imperterrito le musiche assordanti del complesso musicale.

Raffaello Brignetti"

di Emerico Giachery
Ci sono scrittori che possono considerarsi, in un certo senso, i "lari" del territorio in cui affondano le radici. Da quelle radici hanno tratto alimento di concreta umanità, di conoscenza, di specificità culturale. Hanno però voluto e saputo ricambiare i doni ricevuti, donando a loro volta, mediante l’opera, alla propria terra un soprappiù di consapevolezza e comprensione:
lasciando, secondo la felice espressione pascoliana, "più vita di ma".
In questa benemerita famiglia di scrittori Raffaello Brignetti occupa una posizione ragguardevole per aver fatto, se così si può dire, "esistere di più", attraverso la durata della scrittura letteraria, aspetti, atmosfere, qualità specifiche, tratti linguistici dell’isola natia, da lui sollevata in una regione di mito e di poesia senza perder di vista il quotidiano, il concretamente umano.
Dalle pagine della critica più avvertita su Brignetti emerge uno scrittore antiaccademico e non intellettualistico,
interprete dello smarrimento contemporaneo.
Uno scrittore controcorrente, capace di oltrepassare l’imperante realismo in una più ampia idea di verità. Non solo scrittore marino, ma pensoso indagatore dei problemi dell’essere, osservati nello specchio del "grande mare".

Estratti dalla pubblicazione del 2003 "PREMIO LETTERARIO ISOLA D’ELBA DAL 1962 AD OGGI" a cura del Comitato Promotore, testi e ricerche di Stefano Bramanti.


 

Il Volume storico del Premio Letterario Internazionale Isola d'Elba - R. Brignetti

 

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